Torna la polemica sui diritti TV e le partite di calcio i cui calendari sono sempre più influenzati dalle esigenze delle pay TV come sky o Mediaset Premium.
In questi giorni fa freddo, non è una novità: sebbene quest’anno le temperature abbiano raggiunto livelli record, come possiamo noi stessi constatare, la settimana a cavallo tra la fine di Gennaio e l’inizio di Febbraio è quella solitamente più fredda. Non a caso questi sono quelli che popolarmente vengono definiti i giorni della merla.
Ci si chiede, dunque, perché mettere proprio in questi giorni un turno infrasettimanale del campionato e così tante partite serali che poi, come stiamo vedendo, devono essere rinviate per motivi meteorologici. Ma non è di calcio che qui vogliamo parlare (un approfondimento a riguardo lo potete trovare nella nostra sezione dedicata a questo sport) ma di TV, e, più precisamente la critica che Abete (presidente FIGC), tra gli altri, ha mosso nei confronti di Sky (e, indirettamente, anche a Mediaset Premium): le partite vengono pianificate in turni infrasettimanali e di sera perché il calcio è, oramai, schiavo dei diritti TV.
Uno sport, quindi, in cui si valorizza più il mezzo televisivo che quello dei veri tifosi: una polemica che trova ora voce ma che, in realtà, da anni è diventata una certezza nell’opinione pubblica.
Sky, dal canto suo, si difende sottolineando che “le pay-tv non hanno nulla a che fare con le condizioni degli impianti sportivi” e, aggiungendo che i profitti che, (non solo) le società di calcio hanno ricevuto dagli abbonati alle pay-TV sono di “oltre 2 milioni di euro al giorno inclusi Natale, Ferragosto e Santo Stefano”.
Di chi è la colpa? Del calcio che si piega per vile denaro alle pay TV, o di Sky e simili, che cercano di accaparrarsi sempre più abbonamenti?